venerdì, 26 giugno 2009
Come preannunciato, ecco il quarto volume dedicato ai "vizi capitali", riguardante questa volta "L'accidia" ovvero la pigrizia, e la mia interpretazione del tema.L

 DOLCE FAR NIENTE

Non c’è nulla di più piacevole del restare a letto fino a tardi, nelle mattine festive, a godersi il tepore delle lenzuola, il silenzio della casa deserta, e la libertà di poter dimenticare programmi, orari e preoccupazioni.

Talvolta però, mentre mi attardo in questa profonda beatitudine, mi accade di restare vittima di allucinazioni ricorrenti, da cui temo che non mi libererò mai, in grado di irrompere in modo brutale a turbare quel dolce far niente a cui consacro ogni domenica mattina: improvvisamente avverto ancora nelle orecchie, forte e perentoria come un tempo, la voce tonante di mio padre, che spalancando la porta della camera dove io e mio fratello dormivamo da ragazzi, ci strappava bruscamente al mondo dei sogni, incurante del fatto che il calendario segnasse una ricorrenza festiva.

“Sveglia! Chi dorme non piglia pesci!”

“Che si fa qui, si dorme? Ma se il mattino ha l’oro in bocca!”

“Pigroni, il caldo delle lenzuola non fa bollir la pentola!”

Dio solo sa quanto ho odiato quei maledetti proverbi, e che nessuno si azzardi mai più a sostenere in mia presenza che esprimono la saggezza dei popoli, come sosteneva il mio sussidiario alla scuola elementare.

Mio padre sembrava conoscerne di adatti ad ogni situazione, ed era orgoglioso di sfoderarne sempre uno al momento giusto, cosa che mia madre accoglieva con un sorrisetto rassegnato, avendo ormai rinunciato da tempo a cercare debellare quella mania del coniuge, mentre noi figli non potevamo che brontolare alle sue spalle.

Quelli declamati al mattino presto, però, erano particolarmente insopportabili, anche perché dopo certe irruzioni ogni tentativo di ritrovare la pace perduta e riaddormentarsi risultava davvero impossibile.

Quanto entusiasmo sprecato, pover’uomo, nel tentativo di comunicarmi almeno in parte la sua energia e la sua incontenibile vitalità: io, raggiunta l’età dell’emancipazione e la possibilità di sottrarmi finalmente alle sue gioviali imposizioni, ho stabilito di rinunciare per sempre a qualsiasi progetto di catturare pesci o di ritrovarmi oro in bocca, cosa del resto piuttosto improbabile, visto che dalle mie parti non mi risulta esistano giacimenti del prezioso metallo, per assecondare senza rimorsi i miei pigri ritmi esistenziali, secondo il mio personalissimo motto “massima comodità con il minimo sforzo”.

Terminati gli studi, trovato un buon lavoro e trasferitomi a vivere da solo in un piccolo appartamento vicinissimo all’ufficio, sono stato finalmente libero di organizzarmi un’esistenza tranquilla lontano dalle interferenze paterne, e per diversi anni mi sono adagiato magnificamente nelle mie comodità, fino a pensare che, un giorno o l’altro, sarei arrivato persino a dimenticarmi di tutti quegli incitamenti ad essere sempre attivo e scattante che mi avevano angustiato per anni: a che scopo affannarsi tanto, dal momento che la mia vita trascorreva serena anche ad un ritmo più lento di quello proposto dagli stereotipi pubblicitari?

Sono assolutamente convinto che al mondo non importi poi granché, se io passo la domenica mattina a letto, se non mi scalmano per ore in palestra come certi miei colleghi, e se prendo l’ascensore invece di farmi le scale a piedi.

Il segreto sta solo nell’astenersi dal frequentare troppo a lungo quelle persone nevrotiche e iper-attive che sembrano avere come unico scopo della vita quello di strapparti alle tue comodità per coinvolgerti in estenuanti programmi d’attività sportive ad oltranza, e non parliamo poi di innamorarsi di una di quelle donne virago, fanatiche del culto del corpo e devote frequentatrici dei santuari della fitness!

Per anni sono transitato indenne fra avvenenti fanciulle con le quali non mi sarebbe dispiaciuto intrattenere relazioni più approfondite, ma dalle quali mi sono allontanato non appena le ho viste circolare in tuta e scarpette dal mattino alla sera, mai sprovviste dei tipici borsoni da palestra.

Claudia mi aveva illuso, in principio, perché appariva veramente diversa.

Lei era una di quelle eleganti, ricercate, che non si portano appresso la borsa sportiva ovunque, e che normalmente se ne vanno in giro in tailleur e tacchi alti, che bevono aperitivi mangiucchiando salatini senza sproloquiare a proposito di manie salutiste e diete dimagranti, e che aspettano l’ascensore senza voler salire a tutti i costi tre piani di scale a piedi, anche se ammettono di frequentare la palestra.

Bella, simpatica e intelligente…forse la donna perfetta.

Ma è bastato il primo fine settimana trascorso insieme a spezzare l’incantesimo, quel sabato in cui aveva accettato di fermarsi a dormire da me, quando la domenica mattina alle sette la sua voce trillante mi ha fatto sobbalzare nel letto:

“Buongiorno, non sarai mica un dormiglione? Non lo sai che il mattino ha l’oro in bocca?”.

Di nuovo quell’incubo? Proprio quando iniziavo a sperare di potermene liberare per sempre? Dio mio, che angoscia!

E Claudia non ha mai più messo piede nel mio regno della pigrizia.
















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mercoledì, 24 giugno 2009

 In base a quello che leggerete anche questo testo potrebbe essere fonte  di reato.
 Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L.733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia(UDC) identificato dall'articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/ ; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta".
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog .
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
 L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
 Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
 Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset
Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi..
 Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni
 sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Itali il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico..
 Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.





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venerdì, 19 giugno 2009

ex libris

Roberto Matarazzo è un architetto e artista che realizza copertine di libri molto personali, ma soprattutto dei particolarissimi ex libris che ha creato "interpretando" opere di narratori e poeti. Le sue creazioni sono già state esposte con successo in libreria e spero che la mostra che ha tenuto di recente possa trovare spazi altrove.  Questa è la sua interpretazione di "Solitudini".

Altre immagini delle opere di Roberto Matarazzo le trovate sul suo sito www.robertomatarazzo.it e sul blog che registra la sua attività http://erremme.splinder.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                  

 

 

 

 

 

 

 

 

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categoria:varie, presentazioni
martedì, 09 giugno 2009



La nonna Maria Antonietta avrebbe meditato coscienziosamente sopra i suoi dubbi e le sue perplessità, fino a proferire uno degli immancabili proverbi che usava sfoderare per trovare una risposta ad ogni problema e ad ogni esigenza della vita quotidiana.
Nel caso specifico che stava affrontando, Mauro era pronto a scommettere che la sentenza di quella donna deliziosa, che aveva reso indimenticabili gli anni luminosi, ma ormai piuttosto lontani della sua infanzia, sarebbe stata “lascia stare il can che dorme”: e come darle torto?
Decidere di rivedere una donna, di cui si è stati profondamente innamorati, vent’anni dopo aver troncato ogni genere di rapporto con lei, può rivelarsi un momento d’innocuo sentimentalismo, una semplice delusione, ma anche un tragico errore di cui pagare le conseguenze a lungo, ed ora che, dopo molti dubbi e ripensamenti, fissa un appuntamento a cui recarsi, in un luogo e ad un’ora precisi che non avrebbe più potuto modificare, o addirittura annullare, se non con un uno di quegli atti di vigliaccheria dell’ultimo minuto di cui poi però si sarebbe indubbiamente pentito per chissà quanto tempo, Mauro camminava per strada con un passo assai meno disinvolto di quello che gli era abituale.
Ripensò assurdamente alle lontane prediche della nonna, e al modesto ma schietto buonsenso con cui aveva governato felicemente per molto tempo la sua numerosa famiglia, e si sorprese ad augurarsi di averne ereditato almeno qualche briciola, che mescolata alla sua leggendaria iper efficienza da manager aziendale, che poi forse era stata in gran parte creata ed alimentata dai racconti dei suoi collaboratori, avrebbe potuto suggerirgli un comportamento accettabile e tenerlo alla larga da possibili catastrofi.
Claudia lo aspettava già nel luogo stabilito, rivelando così fin dal principio di non aver ancora perso quell’ossessione giovanile per la puntualità che la portava a presentarsi quasi sempre in anticipo ovunque, e non era cambiata così tanto da non lasciarsi riconoscere al primo sguardo, il che era già una fortuna.
Era elegante, vestita secondo le tendenze dell’ultima moda, da quel poco che un uomo come lui poteva aver appreso lanciando occhiate distratte alle vetrine dei negozi durante i suoi percorsi quotidiani, o alle immagini pubblicitarie che campeggiavano sulle riviste patinate: un abito bianco costoso, borsa e scarpe argentate dai tacchi piuttosto alti, gioielli pure d’argento perché quell’anno era l’argento a fare tendenza.
Eppure a lui, in fatto d’argento, interessavano soprattutto i rari fili di quella tonalità intravisti appena nella gran massa di capelli biondo scuro ben pettinati, sfuggiti chissà come alle cure di un bravo parrucchiere, perché quelli di certo non facevano moda, ma sembravano esistere solo per ricordargli senza pietà i molti anni trascorsi dal loro ultimo incontro felice.
“Ciao. Sempre in anticipo come una volta?”
“Non ho cambiato le mie abitudini, è più forte di me.”
“Spero di non averti fatto aspettare molto, allora…”
“Ma no, tu sei puntuale. Io ho fatto semplicemente due passi, e poi sono arrivata meno di cinque minuti fa, stai tranquillo.”.
Entrarono nel locale le cui porte di legno istoriato si aprivano davanti a loro, un vecchio caffè del centro storico dove iniziavano ad arrivare i primi avventori per il rito dell’aperitivo, e sedettero ad un tavolino appartato.
“Allora? Da dove cominciamo?”
Claudia sorrise.
“Possiamo ordinare qualcosa, così intanto ci scrutiamo un po’ e iniziamo a scoprire quanto siamo cambiati in tutti questi anni, anche se a dire la verità io direi che ti trovo molto bene.”
“Dici? Io non credo di mostrare un aspetto particolarmente giovanile, e oltretutto confesso di non fare granché per mantenermi in forma, perché sono piuttosto pigro e incostante.”.
“Questo l’ho sempre saputo, ma evidentemente hai un buon DNA che ti ha preservato dai guai del tempo. Non dimostri per nulla la tua età.
“Anche tu hai un ottimo aspetto.”
“Bugiardo, so benissimo che non è così, ma non m’interessa per nulla invecchiare. Sto meglio con me stessa a cinquant’anni di quando ne avevo venti, perciò non ho nessuna intenzione di sprecare del tempo a litigare con le rughe come pare che facciano la maggior parte delle mie amiche: odio le battaglie inutili”.
La voce era leggermente cambiata, quella sì: più bassa e più morbida, molto pacata e priva dei toni acuti e spesso aspri del passato, sempre che non restassero provvisoriamente nascosti da qualche parte, in attesa di tornar fuori all’improvviso.
Mauro annuì, giocherellando con la lista delle consumazioni per cercare di scaricare il proprio nervosismo.
“Sono d’accordo con te, perché credo che le ditte di cosmetici si arricchiscano vendendo creme antirughe per illudere le donne, ma sono convinto che in realtà non servano praticamente a nulla. Sai che non avrei mai pensato che ci saremmo rivisti oggi?”
“Se è per questo nemmeno io. Ero molto indecisa.”
“Davvero? Anch’io. Se mi spieghi perché, forse potrei capire meglio anche i miei dubbi.”
Venne il cameriere a prendere le ordinazioni e li interruppe, ma non appena si fu allontanato Claudia lasciò solo una brevissima pausa di silenzio prima di riprendere la conversazione.
“Immagino che saranno stati molto simili ai miei. Ti è mai capitato di essere contattato da qualche ex compagno di scuola per partecipare a una di quelle serate dove si radunano i superstiti della tua quinta elementare, della terza media o della classe di maturità? A distanza di tanto tempo, si fanno delle scoperte raccapriccianti. D’accordo, la maggior parte sono persone normalissime, sposate, con un paio di figli a carico e delle esistenze regolari, ma non manchi mai di scoprire che la ragazzina che a dieci anni sembrava timidissima e imbranata attualmente è la compagna di un miliardario e se la spassa fra Maldive e Giamaica, mentre la bellissima collezionista di cuori infranti della classe è finita suora missionaria in Sierra Leone, mentre chi veniva rimandata a settembre in italiano ora scrive libri…………per non parlare dello shock di ritrovare grassi, calvi e con gli occhiali spessi un dito tutti quei bei ragazzi che tu ricordavi solo magri, scattanti e coi capelli lunghi!”
“Ma noi, se non altro, non ci siamo visti l’ultima volta a dieci anni, è questo significa già molto, sai? Per esempio, posso dirti che lavoro nello stesso posto di vent’anni fa, non sono mai stato in Giamaica e non ho intenzione di darmi alla vita religiosa. Scrivo solo noiosissime relazioni di lavoro, e oltretutto raramente. Ti accontenti?”
“E quando torni a casa la sera cosa fai?”
La domanda era semplice e diretta, su questo non c’erano dubbi, ma fino a che punto si poteva considerare innocente e non interessata?
Mauro si concesse un respiro profondo e un attimo di pausa prima di rispondere in un tono che si augurava suonasse di finta noncuranza.
“Cosa vuoi sapere esattamente? Se quando torno a casa c’è qualcuno che mi aspetta per tenermi compagnia? E’ semplice, ti spiego subito come sono combinato adesso dal punto di vista sentimentale.
Sono il classico <<scapolo di ritorno>> dopo la separazione e il divorzio: con Annalisa non ha funzionato granché, figli non ne sono venuti, così che ad un certo punto ci siamo divisi in modo abbastanza amichevole considerando che non avevamo più nulla da dirci. Lei ne ha trovato quasi subito un altro e ha fatto persino in tempo a mettere su famiglia, due gemelli al limite dei quarant’anni quando ormai non se li aspettava nemmeno più.”
Claudia annuì appena.
“Sembra la fotocopia di ciò che è capitato a mia sorella Flavia! Ha fallito in pieno il primo matrimonio, te lo ricorderai anche tu mio cognato Giuseppe, il fanatico di auto sportive con cui a volte discutevi di motori…Non appena hanno deciso di separarsi, Flavia ha cambiato ufficio ed è scoccata la scintilla con un nuovo collega, hanno iniziato a convivere prima ancora che le arrivasse il divorzio e hanno avuto due bambini in tre anni.”
“Bene, sono contento per lei, ma tu? Io vorrei sapere qualcosa di te.”
“Già, in fondo siamo qui per questo, no? E se io fossi felicemente sposata, non sarei ora seduta a questo tavolo, o almeno non credo: non penso proprio che avrei avvertito l’impulso di rivederti dopo tanti anni, anche se la curiosità, a volte, fa compiere gesti strani…In ogni caso, sono sola quanto te. Solo storie sbagliate, e da qualche anno neanche quelle, per una scelta precisa sono rimasta alla larga dagli uomini.”
“Mi sembra un peccato. Sicura di non avere rimpianti?”
“Per ora no, non direi. Non ho mai avuto un grande istinto materno, non ho avvertito la necessità di mettere al mondo dei figli a tutti i costi, e del resto ho quattro nipoti su cui riverso tutto il mio affetto, perciò non penso che soffrirò eccessivamente di solitudine invecchiando, perché penso che qualcuno disposto a darmi un’occhiata ogni tanto ci sarà ugualmente.”
“Stai parlando come se immaginassi già la casa di riposo dove ti ritirerai, te ne rendi conto?” la stuzzicò Mauro.
“E allora? E’ probabile che io abbia già vissuto il meglio della mia esistenza.”.
“Sicura?Non ti facevo così rinunciataria.”.
“Ho voluto bene a un uomo per qualche anno, era separato dalla moglie anche se manteneva con lei rapporti frequenti per via dei figli. Il progetto era che non appena avesse sistemato i ragazzi e chiuso col lavoro, che era impegnativo e lo portava a viaggiare di continuo, ci saremmo legati completamente, con una convivenza totale, forse persino arrivando a sposarci un giorno o l’altro.
Bene, non appena è andato in pensione ha deciso di tornare dalla moglie perché si sentiva meglio all’idea di invecchiare con lei….Forse io non sono una donna rassicurante.”
Claudia rise brevemente, con amarezza, e bevve l’ultimo sorso dell’aperitivo rimasto in fondo al bicchiere prima di continuare.
“Mi dispiace, non avrei voluto raccontarti questo. E’ strano, rivederti mi sta facendo un effetto negativo.”
“Perché negativo? Cosa ti ho fatto di male?”
“Oh, nulla. Ma con te le mie difese hanno sempre funzionato malissimo. Dev’essere per questo che ti ho lasciato vent’anni fa.”
“Già. Mi avevi lasciato tu. Quanto ti ho maledetto, allora…”
“Sei sopravvissuto abbastanza bene, considerando che non molto tempo dopo ti sei sposato con Annalisa, e la mia era stata pura e semplice autodifesa.”
“Sai che mi fa piacere saperlo, anche se con vent’anni di ritardo?”
Fuori splendevano le luci della sera, la gente entrava e usciva dal locale, una musica discreta si diffondeva a basso volume, ma nessuno dei due sembrava più interessato a nulla che non fosse l’interlocutore che aveva di fronte, come in una partita a scacchi da giocare fino all’ultima mossa possibile.
Eppure non sarebbero potuti restare seduti a quel tavolino per l’eternità, perché oltre le vetrate li aspettava un mondo dove tornare, e prima di alzarsi da quelle sedie avrebbero dovuto decidere se quell’incontro sarebbe rimasto un momento bizzarro senza significato, da lasciar cadere nel dimenticatoio assieme a tutte le banalità quotidiane che l’indomani sarebbero già state archiviate per lasciare spazio ad altro, o se desideravano entrambi trasformarlo in qualcosa di differente.
Mauro non sapeva come affrontare il congedo, perché in realtà non desiderava affatto separarsi da quella donna che aveva di fronte, ancora così bella e desiderabile ai suoi occhi, ma non riusciva a trovare il coraggio di proporle di continuare a restare insieme per il resto della serata, anche se l’unica cosa che avrebbe voluto sarebbe stata la possibilità di prolungare ancora per un po’ quell’atmosfera sospesa nel tempo che si era creata così magicamente fra loro, magari trasferendosi in un piccolo ristorante di sua conoscenza non troppo lontano dal caffè.
Fu Claudia a decidere all’improvviso di tornare alla realtà, anche se la sua voce aveva un tono svogliato.
“Credo sia ora di andare. E’ tardi, sai?”
“Sì, ma non abbiamo nessuno ad aspettarci, a casa...”.
“E’ vero. Ma questo non significa che possiamo restare seduti qui fino a notte fonda, non trovi?”
“Posso invitarti a cena o mi diresti comunque di no? Io vorrei restare ancora per un po’ in tua compagnia.”.
Bene, c’era riuscito. Almeno nei giorni successivi non si sarebbe rimproverato di non aver fatto nemmeno un tentativo.
Claudia si concesse un minuto di silenzio prima di rispondere…un minuto di eternità.
“Hai appena detto che non ci aspetta nessuno, ed è una constatazione pratica e ovvia, ma triste al tempo stesso. Siamo liberi di fare quello che vogliamo, stasera, e considero senz’altro più piacevole cenare al ristorante con te, che tornarmene a casa a prepararmi qualcosa davanti ad un televisore che mi mostra le solite notizie del telegiornale…Grazie, accetto volentieri.”
“Grazie a te! Se vuoi, possiamo andare in un locale che conosco non molto lontano da qui, ci sono stato già diverse volte e posso assicurarti che non avremo brutte sorprese.”
“Per me va benissimo, se è un posto che hai già sperimentato mi fido dei tuoi gusti.”.
Uscirono nella sera tiepida, si avviarono piano lungo la strada che Mauro indicava.
Claudia lo prese tranquillamente sottobraccio, una coppia indistinguibile fra le tante che camminavano in mezzo a tutti coloro che si attardavano nel passeggio festivo, oltre ai gruppi di ragazzi schiamazzanti e alle famiglie corredate di bambini.
Mauro colse un paio d’occhiate compiaciute da parte d’uomini che, incrociandoli, indugiavano per un attimo più del necessario sulla sua compagna, e si sentì assurdamente orgoglioso di lei: cogliendo la loro immagine riflessa nello specchio che campeggiava sullo sfondo di una grande vetrina illuminata, considerò che non stavano poi male affiancati, ma si affrettò a censurare immediatamente il pensiero. Per una questione di scaramanzia.













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giovedì, 28 maggio 2009

DAI BLOG AI SOCIAL NETWORK
Arti della connessione nel virtuale

a cura di Maddalena Mapelli e Umberto Margiotta
MIMESIS EDIZIONI
Isbn 9788884838490 -
Anno 2009 Euro 16,00
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La scheda on-line di Mimesis

In questo volume si raccolgono gli esiti del lavoro di ricerca condotto nell'ambito del progetto Ibridamenti. Oggetto dell'indagine sul campo sono nove blog, tra i quali blog noti come Catepol 3.0 (di Caterina Policaro) e Pro-fumo (di Daniele Devoti) o blog di nicchia come il blog letterario Colfavoredellenebbie (di Zena Roncada) o il blog salotto formato dagli affezionati alla community di lefty333boy e orsarossa. Il volume inoltre, oltre a raccogliere alcune testimonianze tra coloro che per primi hanno abitato il social network Facebook, cerca di verificare lo stile di connessione di alcuni blogger all'interno di ambienti come Twitter e Friendfeed. Viene infine proposta una lettura qualitativa dell'account Facebook dello scrittore Aldo Nove.

Si tratta di ricognizioni sistematiche che hanno messo in luce, grazie all'affinamento degli strumenti di osservazione, la specificità dei singoli nodi analizzati, le risposte creative, uniche e irriducibili a standardizzazioni, che ogni singolo nodo ha generato all'interno della rete.

La ricerca condotta dalla Community di Ibridamenti dimostra alla fin fine che se si affinano gli strumenti di osservazione, non è più possibile intendere la rete come il luogo dell'annientamento delle differenze e dell'omologazione identitaria. Essa apparirà piuttosto come una formidabile occasione per sperimentare, oltre la cogenza dei dispositivi, un uso creativo, costruttivo e formativo delle nuove tecnologie.

a questa ricerca ho partecipato lo scorso anno insieme ad altri blogger, ed ora figuro frai coautori di questo libro.

IN LIBRERIA dal 10 Giugno 2009

Già acquistabile su www.mimesisbookshop.com

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venerdì, 22 maggio 2009

Terzo appuntamento con "i vizi capitali", e questa volta toccava all'ira, anche se è già in arrivo l'accidia, ovvero la pigrizia...Ma andiamo con ordine.

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IN PERFETTO ACCORDO

Erano fatti l’uno per l’altra: se l’erano sentiti ripetere fin da quando giocavano insieme da bambini ed erano così belli, biondi, e beneducati da quei bravi eredi di famiglie altoborghesi che erano, i cui padri erano stati compagni di scuola, e poi soci in affari, mentre le madri s’incontravano in occasione di fiere e concerti di beneficenza, tè pomeridiani conditi di pettegolezzi o lunghe sedute nel medesimo istituto di bellezza.
Alberto e Cristiana erano cresciuti seguendo scrupolosamente tutte le tappe regolamentari che si addicono ai rampolli di buona famiglia, studiando con diligenza nelle scuole migliori della città, laureandosi entrambi col massimo dei voti ed entrando quindi a lavorare nelle rispettive aziende paterne, anche se a quel punto si era manifestata una lieve differenza, dovuta a quel loro essere fatalmente un maschio e una femmina: perché se era scontato che per Alberto il mondo del lavoro sarebbe stato il luogo in cui muoversi e agire da conquistatore, per Cristiana si sarebbe dovuto soltanto trattare di un interludio passeggero, in attesa di una adeguata collocazione matrimoniale, o al massimo fino alla nascita del primo erede.
Né Alberto né Cristiana si erano però trovati nella condizione di opporsi per qualche motivo a ciò che la vita sembrava aver stabilito per loro fin dalla nascita, perché ogni tappa si era succeduta all’altra in modo così spontaneo, facile e privo di ostacoli che solo un pazzo o un incosciente si sarebbe ribellato cercando di modificare qualcosa rispetto al disegno prefissato: a che scopo?
Il campo sentimentale era quello che aveva sempre preoccupato in modo più o meno latente i genitori, perché era naturalmente da lì che sarebbero potute arrivare delle mosse inattese, in grado di sovvertire i loro ambiziosi progetti, tuttavia nessun guaio serio sembrava essersi mai presentato nemmeno durante il periodo in cui le pulsioni ormonali avevano esercitato la loro maggiore influenza, così che dopo aver vissuto qualche storiella passeggera, più che altro durante le vacanze, tornando dalle quali era ovvio che l’esperienza fosse rapidamente archiviata, Alberto e Cristiana si erano tranquillamente avviati verso un inevitabile fidanzamento, seguito da un immancabile e fastoso matrimonio: dopotutto, erano o non erano fatti uno per l’altra? Se lo sentivano o no ripetere fin dall’infanzia?
Furono necessari vent’anni perché Alberto infine capisse.
Vent’anni di vita coniugale pianificata senza scosse, scandita dalla nascita di due bambini, naturalmente biondi, belli e inappuntabili come già erano stati i loro genitori, e da ricorrenze, impegni sociali, vacanze o viaggi nel corso dei quali non dovevano mai sprecare troppe parole perché si capivano sempre al primo sguardo, non litigavano in quanto erano troppo educati e controllati per farlo e in definitiva non riuscivano nemmeno a trovare seri motivi per giungere a vere discussioni.
Una perfezione esistenziale di una noia assoluta e mortale, senza scosse e senza slanci fino al momento in cui Alberto, al termine di una giornata di lavoro particolarmente faticosa, che concludeva una settimana più che stressante, si ritrovò da solo nel suo ufficio gelido e lussuoso, a domandarsi perché mai, nonostante la stanchezza, non avesse alcuna voglia di rientrare in una casa altrettanto elegante ma senz’anima, dove avrebbe ritrovato una moglie perfetta e annoiata, con la quale scambiare poche parole scontate, forse solo per sentirsi annunciare gli impegni per il weekend…e in quell’istante, inspiegabilmente, il castello della sua vita crollò.
Tutti gli slanci trattenuti, le pulsioni represse, i desideri mai confessati neppure a se stesso perché non aveva permesso loro di arrivare ad assumere una forma precisa, prigioniero com’era stato di quella gabbia dorata in cui aveva vissuto da sempre, rifiutandosi di pensare a quanto sarebbe stato più affascinante avventurarsi anche altrove, esplosero con la violenza di un ordigno nucleare.
Il primo a farne le spese fu un prezioso posacenere di cristallo che troneggiava da sempre in un angolo della scrivania, scagliato per terra a disintegrarsi in decine di frammenti. I portaritratti d’argento, contenenti le foto di famiglia, finirono contro le antine di vetro di un mobile a scomparti e le frantumarono, creando un’altra pioggia di detriti taglienti, mentre la coppa vinta molti anni prima al torneo di tennis rotolò sul pavimento fino ad arrestarsi, irrimediabilmente deformata, ai piedi di una poltrona di cuoio pregiato, sulla quale calò subito dopo una mano, armata di un paio di forbici appuntite che crearono squarci profondi nel costoso rivestimento. Ed era solo l’inizio.
Uscendo mezz’ora dopo, quasi di corsa e sbattendo la porta, da quello che era stato il suo regno per anni, Alberto si lasciava alle spalle l’immagine della devastazione totale, ma si era fatto così tardi che l’azienda era ormai deserta e tutto ciò sarebbe stato scoperto solo l’indomani.
Nessuno lo rivide mai più, né a casa, né in ufficio.









postato da: Anna58 alle ore 18:50 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 19 maggio 2009

In questi giorni una parola è entrata prepotentemente a far parte di molti titoli dei giornali, per non parlare delle roboanti dichiarazioni di numerosi uomini politici: si parla dei "respingimenti" dei nordafricani che cercavano asilo in Italia e sono stati forzatamente riportati in Libia, in spregio a numerose norme di diritto internazionale sull'assistenza ai rifugiati,a chi chiede soccorso, ecc.

Non essendo esperta di norme di diritto internazionale non posso esprimere un parere personale che vada oltre ciò che ho appreso dalla lettura di concetti espressi da altri, di cui posso fidarmi fino ad un certo punto. Credo solo di aver capito che il governo italiano si è comportato in modo obbrobrioso, violando leggi precise e invocando presunti accordi con la Libia che in quel momento non avevano valore dal momento che il tutto è avvenuto in acque maltesi, comunque visto che preferibilmente mi occupo di faccende letterarie, mi ha incuriosito l'uso spregiudicato da parte di tutti quanti di un termine che non solo non esiste nella lingua italiana, ma è francamente orribile.

Trovo che i giornalisti della stampa quotidiana si stiano comportando sempre più come un gran branco di pecore senza la capacità di usare un minimo di senso critico riguardo a ciò di cui scrivono: ce ne fosse stato uno che si fosse ribellato all'uso del termine, e avesse utilizzato un termine più appropriato già esistente nel dizionario....

Insomma, basta che uno inventi una parola, possibilmente orrenda, e avanti tutti quanti ad utilizzarla senza pietà: avete presente l'implacabile "controesodo" di fine agosto, quando sarebbe tanto più semplice e corretto parlare di "rientro" senza far venire mal di pancia al dizionario e a chiunque vorrebbe usare un italiano decente? Di questo passo, come faranno gli insegnanti di lettere a invitare i ragazzi a leggere quotidiani se da questi si impareranno solo simili perle?

 

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categoria:considerazioni
lunedì, 18 maggio 2009

Oggi il post  è assolutamente non letterario, ma doveroso per lo scudetto numero 17, dal momento che 17 è il mio numero preferito, e si sa già che sono interista...

scudetto

Con una dedica speciale al Signore delle Stelle, in segno di profonda amicizia.

postato da: Anna58 alle ore 14:51 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 10 maggio 2009

In mezzo alla spazzatura mediatica che ci intasa e ci infastidisce sempre di più ogni giorno, propinandoci come fondamentali notizie del tutto insignificanti a proposito di "personaggi" creati dal nulla in base a non si capisce bene quali costruzioni dei giornali e delle reti televisive, esseri umani dei quali in genere ci infastidiscono l'aspetto, gli atteggiamenti (generalmente maleducati e arroganti), l'evidente ignoranza non solo della lingua italiana a livello elementare, ma anche delle minime regole del buon gusto, l'immagine più bella da conservare di tutte queste ultime settimane, durante le quali il mondo sembrava interessato solo alle finali dei reality show o al Divorzio del Secolo, per me è questa.pinelli-calabresi-tris-270

Ma forse lo è solo per una persona della mia generazione, per chi è cresciuta negli anni di piombo, trovandosi casualmente ad abitare a Milano a poche centinaia di metri sia dalla casa dove viveva il commissario Calabresi, e davanti alla quale venne assassinato, sia dalla strada dove anni dopo le Brigate Rosse uccisero Walter Tobagi (luoghi da dove ancora oggi transito molto spesso), vivendo in quell'atmosfera che troppi hanno rimosso o dimenticato. Per fortuna il nostro Presidente della Repubblica ha compiuto un gesto bellissimo che a cui nessuno, purtroppo, aveva ancora pensato prima di lui...meglio tardi che mai.

 

postato da: Anna58 alle ore 14:53 | Permalink | commenti (5)
categoria:considerazioni, memorie
giovedì, 07 maggio 2009

Ammetto che se ieri qualcuno mi avesse chiesto a bruciapelo "quando hai aperto il tuo blog?" non sarei stata in grado di dare una risposta precisa. Oddio, e chi se lo ricordava più? Poi mi è capitato, proprio ieri sera, di passare dal blog della mia cara amica Pina Varriale http://pinavarriale.splinder.com , la bravissima scrittrice napoletana ormai famosa in mezzo mondo per i suoi romanzi per ragazzi che hanno collezionato premi importanti (hanno appassionato persino mio figlio, lettore moooolto recalcitrante, quindi vi assicuro che sono davvero belli!), che festeggiava i due anni di apertura del suo blog, e allora mi è venuta la curiosità di andare a ripescare il primo post di "pagine brevi".

Neanche a farlo apposta, porta la data del 7 maggio 2006. Oggi questo blog compie tre anni.

Un grazie speciale ad Ambradorata http://ambradorata.splinder.com che mi ha fatto trovare gli auguri di compleanno stamattina, persona dolcissima come sempre. E naturalmente un grazie a tutti i lettori fedeli.

postato da: Anna58 alle ore 08:29 | Permalink | commenti (5)
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