La nonna Maria Antonietta avrebbe meditato coscienziosamente sopra i suoi dubbi e le sue perplessità, fino a proferire uno degli immancabili proverbi che usava sfoderare per trovare una risposta ad ogni problema e ad ogni esigenza della vita quotidiana.
Nel caso specifico che stava affrontando, Mauro era pronto a scommettere che la sentenza di quella donna deliziosa, che aveva reso indimenticabili gli anni luminosi, ma ormai piuttosto lontani della sua infanzia, sarebbe stata “lascia stare il can che dorme”: e come darle torto?
Decidere di rivedere una donna, di cui si è stati profondamente innamorati, vent’anni dopo aver troncato ogni genere di rapporto con lei, può rivelarsi un momento d’innocuo sentimentalismo, una semplice delusione, ma anche un tragico errore di cui pagare le conseguenze a lungo, ed ora che, dopo molti dubbi e ripensamenti, fissa un appuntamento a cui recarsi, in un luogo e ad un’ora precisi che non avrebbe più potuto modificare, o addirittura annullare, se non con un uno di quegli atti di vigliaccheria dell’ultimo minuto di cui poi però si sarebbe indubbiamente pentito per chissà quanto tempo, Mauro camminava per strada con un passo assai meno disinvolto di quello che gli era abituale.
Ripensò assurdamente alle lontane prediche della nonna, e al modesto ma schietto buonsenso con cui aveva governato felicemente per molto tempo la sua numerosa famiglia, e si sorprese ad augurarsi di averne ereditato almeno qualche briciola, che mescolata alla sua leggendaria iper efficienza da manager aziendale, che poi forse era stata in gran parte creata ed alimentata dai racconti dei suoi collaboratori, avrebbe potuto suggerirgli un comportamento accettabile e tenerlo alla larga da possibili catastrofi.
Claudia lo aspettava già nel luogo stabilito, rivelando così fin dal principio di non aver ancora perso quell’ossessione giovanile per la puntualità che la portava a presentarsi quasi sempre in anticipo ovunque, e non era cambiata così tanto da non lasciarsi riconoscere al primo sguardo, il che era già una fortuna.
Era elegante, vestita secondo le tendenze dell’ultima moda, da quel poco che un uomo come lui poteva aver appreso lanciando occhiate distratte alle vetrine dei negozi durante i suoi percorsi quotidiani, o alle immagini pubblicitarie che campeggiavano sulle riviste patinate: un abito bianco costoso, borsa e scarpe argentate dai tacchi piuttosto alti, gioielli pure d’argento perché quell’anno era l’argento a fare tendenza.
Eppure a lui, in fatto d’argento, interessavano soprattutto i rari fili di quella tonalità intravisti appena nella gran massa di capelli biondo scuro ben pettinati, sfuggiti chissà come alle cure di un bravo parrucchiere, perché quelli di certo non facevano moda, ma sembravano esistere solo per ricordargli senza pietà i molti anni trascorsi dal loro ultimo incontro felice.
“Ciao. Sempre in anticipo come una volta?”
“Non ho cambiato le mie abitudini, è più forte di me.”
“Spero di non averti fatto aspettare molto, allora…”
“Ma no, tu sei puntuale. Io ho fatto semplicemente due passi, e poi sono arrivata meno di cinque minuti fa, stai tranquillo.”.
Entrarono nel locale le cui porte di legno istoriato si aprivano davanti a loro, un vecchio caffè del centro storico dove iniziavano ad arrivare i primi avventori per il rito dell’aperitivo, e sedettero ad un tavolino appartato.
“Allora? Da dove cominciamo?”
Claudia sorrise.
“Possiamo ordinare qualcosa, così intanto ci scrutiamo un po’ e iniziamo a scoprire quanto siamo cambiati in tutti questi anni, anche se a dire la verità io direi che ti trovo molto bene.”
“Dici? Io non credo di mostrare un aspetto particolarmente giovanile, e oltretutto confesso di non fare granché per mantenermi in forma, perché sono piuttosto pigro e incostante.”.
“Questo l’ho sempre saputo, ma evidentemente hai un buon DNA che ti ha preservato dai guai del tempo. Non dimostri per nulla la tua età.
“Anche tu hai un ottimo aspetto.”
“Bugiardo, so benissimo che non è così, ma non m’interessa per nulla invecchiare. Sto meglio con me stessa a cinquant’anni di quando ne avevo venti, perciò non ho nessuna intenzione di sprecare del tempo a litigare con le rughe come pare che facciano la maggior parte delle mie amiche: odio le battaglie inutili”.
La voce era leggermente cambiata, quella sì: più bassa e più morbida, molto pacata e priva dei toni acuti e spesso aspri del passato, sempre che non restassero provvisoriamente nascosti da qualche parte, in attesa di tornar fuori all’improvviso.
Mauro annuì, giocherellando con la lista delle consumazioni per cercare di scaricare il proprio nervosismo.
“Sono d’accordo con te, perché credo che le ditte di cosmetici si arricchiscano vendendo creme antirughe per illudere le donne, ma sono convinto che in realtà non servano praticamente a nulla. Sai che non avrei mai pensato che ci saremmo rivisti oggi?”
“Se è per questo nemmeno io. Ero molto indecisa.”
“Davvero? Anch’io. Se mi spieghi perché, forse potrei capire meglio anche i miei dubbi.”
Venne il cameriere a prendere le ordinazioni e li interruppe, ma non appena si fu allontanato Claudia lasciò solo una brevissima pausa di silenzio prima di riprendere la conversazione.
“Immagino che saranno stati molto simili ai miei. Ti è mai capitato di essere contattato da qualche ex compagno di scuola per partecipare a una di quelle serate dove si radunano i superstiti della tua quinta elementare, della terza media o della classe di maturità? A distanza di tanto tempo, si fanno delle scoperte raccapriccianti. D’accordo, la maggior parte sono persone normalissime, sposate, con un paio di figli a carico e delle esistenze regolari, ma non manchi mai di scoprire che la ragazzina che a dieci anni sembrava timidissima e imbranata attualmente è la compagna di un miliardario e se la spassa fra Maldive e Giamaica, mentre la bellissima collezionista di cuori infranti della classe è finita suora missionaria in Sierra Leone, mentre chi veniva rimandata a settembre in italiano ora scrive libri…………per non parlare dello shock di ritrovare grassi, calvi e con gli occhiali spessi un dito tutti quei bei ragazzi che tu ricordavi solo magri, scattanti e coi capelli lunghi!”
“Ma noi, se non altro, non ci siamo visti l’ultima volta a dieci anni, è questo significa già molto, sai? Per esempio, posso dirti che lavoro nello stesso posto di vent’anni fa, non sono mai stato in Giamaica e non ho intenzione di darmi alla vita religiosa. Scrivo solo noiosissime relazioni di lavoro, e oltretutto raramente. Ti accontenti?”
“E quando torni a casa la sera cosa fai?”
La domanda era semplice e diretta, su questo non c’erano dubbi, ma fino a che punto si poteva considerare innocente e non interessata?
Mauro si concesse un respiro profondo e un attimo di pausa prima di rispondere in un tono che si augurava suonasse di finta noncuranza.
“Cosa vuoi sapere esattamente? Se quando torno a casa c’è qualcuno che mi aspetta per tenermi compagnia? E’ semplice, ti spiego subito come sono combinato adesso dal punto di vista sentimentale.
Sono il classico <<scapolo di ritorno>> dopo la separazione e il divorzio: con Annalisa non ha funzionato granché, figli non ne sono venuti, così che ad un certo punto ci siamo divisi in modo abbastanza amichevole considerando che non avevamo più nulla da dirci. Lei ne ha trovato quasi subito un altro e ha fatto persino in tempo a mettere su famiglia, due gemelli al limite dei quarant’anni quando ormai non se li aspettava nemmeno più.”
Claudia annuì appena.
“Sembra la fotocopia di ciò che è capitato a mia sorella Flavia! Ha fallito in pieno il primo matrimonio, te lo ricorderai anche tu mio cognato Giuseppe, il fanatico di auto sportive con cui a volte discutevi di motori…Non appena hanno deciso di separarsi, Flavia ha cambiato ufficio ed è scoccata la scintilla con un nuovo collega, hanno iniziato a convivere prima ancora che le arrivasse il divorzio e hanno avuto due bambini in tre anni.”
“Bene, sono contento per lei, ma tu? Io vorrei sapere qualcosa di te.”
“Già, in fondo siamo qui per questo, no? E se io fossi felicemente sposata, non sarei ora seduta a questo tavolo, o almeno non credo: non penso proprio che avrei avvertito l’impulso di rivederti dopo tanti anni, anche se la curiosità, a volte, fa compiere gesti strani…In ogni caso, sono sola quanto te. Solo storie sbagliate, e da qualche anno neanche quelle, per una scelta precisa sono rimasta alla larga dagli uomini.”
“Mi sembra un peccato. Sicura di non avere rimpianti?”
“Per ora no, non direi. Non ho mai avuto un grande istinto materno, non ho avvertito la necessità di mettere al mondo dei figli a tutti i costi, e del resto ho quattro nipoti su cui riverso tutto il mio affetto, perciò non penso che soffrirò eccessivamente di solitudine invecchiando, perché penso che qualcuno disposto a darmi un’occhiata ogni tanto ci sarà ugualmente.”
“Stai parlando come se immaginassi già la casa di riposo dove ti ritirerai, te ne rendi conto?” la stuzzicò Mauro.
“E allora? E’ probabile che io abbia già vissuto il meglio della mia esistenza.”.
“Sicura?Non ti facevo così rinunciataria.”.
“Ho voluto bene a un uomo per qualche anno, era separato dalla moglie anche se manteneva con lei rapporti frequenti per via dei figli. Il progetto era che non appena avesse sistemato i ragazzi e chiuso col lavoro, che era impegnativo e lo portava a viaggiare di continuo, ci saremmo legati completamente, con una convivenza totale, forse persino arrivando a sposarci un giorno o l’altro.
Bene, non appena è andato in pensione ha deciso di tornare dalla moglie perché si sentiva meglio all’idea di invecchiare con lei….Forse io non sono una donna rassicurante.”
Claudia rise brevemente, con amarezza, e bevve l’ultimo sorso dell’aperitivo rimasto in fondo al bicchiere prima di continuare.
“Mi dispiace, non avrei voluto raccontarti questo. E’ strano, rivederti mi sta facendo un effetto negativo.”
“Perché negativo? Cosa ti ho fatto di male?”
“Oh, nulla. Ma con te le mie difese hanno sempre funzionato malissimo. Dev’essere per questo che ti ho lasciato vent’anni fa.”
“Già. Mi avevi lasciato tu. Quanto ti ho maledetto, allora…”
“Sei sopravvissuto abbastanza bene, considerando che non molto tempo dopo ti sei sposato con Annalisa, e la mia era stata pura e semplice autodifesa.”
“Sai che mi fa piacere saperlo, anche se con vent’anni di ritardo?”
Fuori splendevano le luci della sera, la gente entrava e usciva dal locale, una musica discreta si diffondeva a basso volume, ma nessuno dei due sembrava più interessato a nulla che non fosse l’interlocutore che aveva di fronte, come in una partita a scacchi da giocare fino all’ultima mossa possibile.
Eppure non sarebbero potuti restare seduti a quel tavolino per l’eternità, perché oltre le vetrate li aspettava un mondo dove tornare, e prima di alzarsi da quelle sedie avrebbero dovuto decidere se quell’incontro sarebbe rimasto un momento bizzarro senza significato, da lasciar cadere nel dimenticatoio assieme a tutte le banalità quotidiane che l’indomani sarebbero già state archiviate per lasciare spazio ad altro, o se desideravano entrambi trasformarlo in qualcosa di differente.
Mauro non sapeva come affrontare il congedo, perché in realtà non desiderava affatto separarsi da quella donna che aveva di fronte, ancora così bella e desiderabile ai suoi occhi, ma non riusciva a trovare il coraggio di proporle di continuare a restare insieme per il resto della serata, anche se l’unica cosa che avrebbe voluto sarebbe stata la possibilità di prolungare ancora per un po’ quell’atmosfera sospesa nel tempo che si era creata così magicamente fra loro, magari trasferendosi in un piccolo ristorante di sua conoscenza non troppo lontano dal caffè.
Fu Claudia a decidere all’improvviso di tornare alla realtà, anche se la sua voce aveva un tono svogliato.
“Credo sia ora di andare. E’ tardi, sai?”
“Sì, ma non abbiamo nessuno ad aspettarci, a casa...”.
“E’ vero. Ma questo non significa che possiamo restare seduti qui fino a notte fonda, non trovi?”
“Posso invitarti a cena o mi diresti comunque di no? Io vorrei restare ancora per un po’ in tua compagnia.”.
Bene, c’era riuscito. Almeno nei giorni successivi non si sarebbe rimproverato di non aver fatto nemmeno un tentativo.
Claudia si concesse un minuto di silenzio prima di rispondere…un minuto di eternità.
“Hai appena detto che non ci aspetta nessuno, ed è una constatazione pratica e ovvia, ma triste al tempo stesso. Siamo liberi di fare quello che vogliamo, stasera, e considero senz’altro più piacevole cenare al ristorante con te, che tornarmene a casa a prepararmi qualcosa davanti ad un televisore che mi mostra le solite notizie del telegiornale…Grazie, accetto volentieri.”
“Grazie a te! Se vuoi, possiamo andare in un locale che conosco non molto lontano da qui, ci sono stato già diverse volte e posso assicurarti che non avremo brutte sorprese.”
“Per me va benissimo, se è un posto che hai già sperimentato mi fido dei tuoi gusti.”.
Uscirono nella sera tiepida, si avviarono piano lungo la strada che Mauro indicava.
Claudia lo prese tranquillamente sottobraccio, una coppia indistinguibile fra le tante che camminavano in mezzo a tutti coloro che si attardavano nel passeggio festivo, oltre ai gruppi di ragazzi schiamazzanti e alle famiglie corredate di bambini.
Mauro colse un paio d’occhiate compiaciute da parte d’uomini che, incrociandoli, indugiavano per un attimo più del necessario sulla sua compagna, e si sentì assurdamente orgoglioso di lei: cogliendo la loro immagine riflessa nello specchio che campeggiava sullo sfondo di una grande vetrina illuminata, considerò che non stavano poi male affiancati, ma si affrettò a censurare immediatamente il pensiero. Per una questione di scaramanzia.